Shoryo Tarabini è un monaco buddista che attualmente vive in Monferrato, ma ha conosciuto Paesi lontani nel mondo e la sua affascinante storia si è intrecciata con il progetto “Mandala di Riso – Dal risone al rosone” appena il Mandala è stato realizzato per la prima volta nel Vercellese.

Con questa intervista, scopriamo insieme al Reverendo Shoryo Tarabini i significati del Mandala e i collegamenti che ci sono tra diverse culture.

Il Rev. Shoryo Tarabini davanti al Mandala di Riso, con Livio Bourbon e parte del direttivo dell'Associazione Strada del Riso Vercellese di Qualita

Il Reverendo Shoryo Tarabini davanti al Mandala di Riso, con Livio Bourbon, ideatore del progetto, e parte del direttivo dell’Associazione Strada del Riso Vercellese di Qualita

Reverendo, di dove è originario e come è arrivato nel Piemonte Orientale, a Cereseto?

Sono nato a San Francisco da genitori piemontesi. La mia famiglia è originaria di Ceva, nelle Langhe, nel Piemonte Occidentale. Da piccolo sentivo dire dai miei genitori e dai nonni che un giorno saremmo dovuti tornare nel nostro Paese e ne ho sempre coltivato il desiderio. Da giovane ho vissuto per circa 25 anni in Giappone, a Tokyo. Mentre frequentavo un tempio come credente laico ho lavorato sia per una ditta italiana, il cui presidente era vercellese, sia per il governo italiano. In seguito ho deciso di ascoltare la vocazione che avevo da giovane e sono stato ordinato monaco nel 2000. Anche grazie ad alcuni conoscenti buddhisti che mi hanno chiesto di venire in Italia, ho fondato un piccolo tempio a Roma e poi il Renkoji, che significa tempio della luce del loto, in un piccolo appartamento in affitto a Monza. Volendo però avere un locale stabile ho deciso di trasferirmi in Piemonte, cioè di tornare dove mi sentivo a casa. Nel frattempo ho fatto un sogno molto vivido in cui appariva il fondatore della nostra scuola (Nichiren Shōnin, 1222-1282) e mi mostrava una grande collina con in cima un edificio circondato da un piccolo borgo e da numerosi ciliegi in fiore. Iniziai la mia ricerca. Arrivai nei pressi di Cereseto e mi accorsi che quello era il posto che il maestro mi aveva indicato in sogno. All’inizio del 2010, ispirato dalla bellezza naturale e dal profondo senso di spiritualità della zona, decisi che lì sarebbe sorto il tempio. Molte sono le analogie con il Giappone, che è una terra di riso, di colline e di uccelli, che si chiamano “tsuru” (le gru). Capitava che mi chiedessi: sono in Italia o in Giappone? Vedevo le stesse colline, lo stesso riso e le stesse gru bianche.

Può spiegarci il significato più profondo del Mandala?

La parola “Mandala” viene dal sanscrito. I Mandala sono oggetti sacri utilizzati sia nella religione buddista, sia in quella induista. Nel Buddhismo, il Mandala è un oggetto sacro, ma è anche un disegno che rivela e dimostra alcuni concetti della filosofia buddhista, nonché il mondo illuminato del Buddha. Il Mandala viene utilizzato come un oggetto di concentrazione, di meditazione e riflessione. E’ un quadro che rappresenta un intero mondo, anzi, anche un intero cosmo. Un mandala ha un centro, da cui si espande tutto il disegno, spesso ma non sempre in forma circolare, per permettere a una persona che visualizza l’intero Mandala di arrivare fino al suo centro. Un Mandala può rappresentare figure di vari Buddha, Bodhisattva, divinità, simbologie ed anche essere in forma calligrafica. Alcuni sono conservati e custoditi nei templi, rivelati solamente ai fedeli durante importanti eventi. Possono essere creati con colori su seta, carta o con sabbia colorata. Nel caso dei Mandala tibetani di sabbia, una volta che la loro funzione è stata realizzata, vengono poi distrutti. Questa distruzione non viene fatta in modo incosciente, ma con molta cura e rispetto per dimostrare che anche le cose più belle, come nella vita stessa, non durano per sempre. Questo ci aiuta ad apprezzare col cuore quell’istante in cui riceviamo un insegnamento, a vedere o sperimentare una cosa bella oppure anche a ricevere una gentilezza mostrata da un’altra persona.

Ci parli del Sutra del Loto.

Il Sutra del Loto è un apice, una culminazione degli insegnamenti di Buddha rivelati in più di 45 anni ai suoi discepoli e fedeli. E’ stato insegnato 2500 anni fa e poi scritto circa 2100 anni fa. In questa opera il Buddha rivela la sua illuminazione in maniera molto dettagliata, illustrando anche la profondità della sua “buddhità” rispetto al tempo e la sua relazione con tutti noi. Il Buddhismo è uno studio della vita e, mentre propone guide per meglio vivere la vita con tranquillità, armonia e gioia, non impone comandamenti e dogmi. La base di tutta la filosofia buddhista è di non fare mai male a nessuno, neanche a se stesso, e cercare di liberare tutti gli esseri viventi di qualsiasi forma di sofferenza e dolore. Il Buddha rifiutò il sistema della casta e dichiarò l’uguaglianza di tutta l’umanità. Il Sutra del Loto parla del bene di ogni essere umano, nonostante la sua posizione nella società: sia uomo, sia donna, istruito o ignorante, ricco o povero, sacro o profano, religioso o non, buono o cattivo e nonostante il suo presente o il suo passato. Insegna che ogni persona può diventare un Buddha. Nella seconda metà del Sutra del Loto il Buddha parla della propria “buddhità”, della grandezza e profondità, nonché dell’eternità della sua illuminazione. Alla fine il Buddha ci trasmette tutti questi insegnamenti in maniera che si possa camminare sul suo stesso percorso.

Un simbolo spesso rappresentato nei Mandala è il fiore di loto che, come il riso, nasce nell’acqua. Quali analogie vede tra questi elementi?

Questo progetto sul Mandala di Riso ha unificato le filosofie e le culture dei mondi occidentali e orientali. E’ stato realizzato da giovani ragazzi, che sono il nostro futuro, con il riso e con la forma del rosone di Sant’Andrea, che sembra un fior di loto. E’ geniale e profondo. Dicono che circa il 65% del nostro corpo sia costituito dall’acqua. Dove c’è questo elemento, c’è sempre vita. Il fior di loto nasce nel fango dentro all’acqua. Il fango rappresenta la società sporca, sofferente e difficile in cui viviamo ogni giorno. Il loto rappresenta la purezza e bellezza che tutti noi abbiamo dentro il nostro cuore. Il loto nel fango è la possibilità di trasformare una vita sofferente in una vita pura, tranquilla e illuminata come il Buddha. Il riso ci nutre, è prodotto non solo dagli sforzi degli agricoltori, ma è anche un dono dell’acqua, della terra, dell’aria e del sole. In Giappone si dice che il riso è vita. Per me il riso rappresenta sostegno nutrivo alla vita, mentre il loto raffigura tutti gli insegnamenti e i valori del buddhismo, il sostengo spirituale e mentale. Il riso e il loto insieme rappresentano gli elementi base dell’equilibrio e del benessere.