Nel padiglione didattico della recente Fiera in Campo organizzata da ANGA presso Vercelli Fiere a Caresanablot, venti alunni della scuola media Avogadro di Vercelli hanno realizzato il primo mandala costituito da rottura di riso. E’ partito così, ufficialmente, il progetto “Mandala di Riso, dal risone al rosone”, ideato da Livio Bourbon e realizzato in collaborazione con l’associazione Strada del Riso vercellese di qualità, che in pochi giorni ha destato interesse ben oltre i confini cittadini, coinvolgendo operatori pubblici e privati del settore agroalimentare, culturale e turistico e ponendosi come ideale punto di congiunzione con Expo 2015.

Attraverso una serie di interviste ai diversi soggetti coinvolti nel progetto, vi racconteremo l’avvicinamento alla realizzazione di un mandala di riso da record e conosceremo con l’occasione cultura, tecniche, persone, imprese e aspetti meno noti attinenti la filiera di questo cereale.

Gli allievi della scuola media Avogadro di Vercelli fotografati mentre realizzano il Mandala di Riso sotto la guida della Prof. Maria Rita Novella

Gli allievi della scuola media Avogadro di Vercelli fotografati mentre realizzano il Mandala di Riso sotto la guida della Prof. Maria Rita Novella

Maria Rita Novella è l’insegnante della scuola media Avogadro di Vercelli che ha mosso i primi passi partecipando alla realizzazione del mandala di riso.

Professoressa Novella, come sono nati il progetto e la sua collaborazione con Livio Bourbon?

Il progetto nasce da un’idea di Livio Bourbon di realizzare a Vercelli disegni a pavimento con lo scarto della lavorazione del riso. Da un nostro primo incontro dove Livio mi ha illustrato con competenza il concetto di mandala, ho pensato ai cerchi sacri all’arte cristiana quali sono i rosoni della basilica di Sant’Andrea, eccellenza architettonica del territorio in stile romanico-gotico (1219/27). Così è nato il sottotitolo “Dal risone al rosone”. Esiste inoltre una qualità di riso chiamato Sant’Andrea: si chiude quindi il cerchio della perfezione rosone/mandala.

Per Pablo Picasso ogni bambino è un artista, ma il problema è come rimanere tale quando si cresce. Quanto questo progetto ha avvicinato i suoi allievi all’arte e quanto, secondo lei, rimarrà loro come bagaglio di sperimentazione culturale?

Penso che agli alunni della mia scuola media rimanga molto di questa esperienza nel loro bagaglio culturale, perché non è solo un argomento sentito durante una lezione, che spesso si dimentica.

Nel corso del triennio tratto tutti gli argomenti dell’arte, visitando i musei cittadini, mostre temporanee di arte contemporanea come quelle che si sono susseguite in ARCA. Non è facile spiegare l’iter che porta l’artista contemporaneo a produrre le sue opere, ma avendole osservate dal vero ed essendo fruitori attivi ricordano, anche a distanza di anni, quanto hanno visto e sanno fare confronti.

Spesso di fronte ad un’opera d’arte moderna gli alunni dicono “sono capace anche io fare buchi e tagliare la tela come Fontana o a fare dripping come Pollock”. Io gli rispondo “scopri l’artista che c’è in te, crea qualcosa che nessuno ha mai realizzato e soprattutto trova un critico d’arte che creda in te e promuova le tue opere”.

Nelle filosofie orientali il Mandala viene utilizzato per la meditazione. Tramite la sua costruzione l’uomo libera lo spirito, entra in comunione con tutte le forze positive presenti nel cosmo e purifica l’anima. Quanto in termini di concentrazione e ordine interiore è servito ai suoi alunni, che vanno dagli 11 ai 14 anni?

Sicuramente nelle diverse fasi di realizzazione, quando questi lavori erano affidati ad un ristretto gruppo di alunni, il silenzio era reale, la concentrazione massima e i risultati eccellenti.

Il mandala di prova doveva limitarsi ad un quarto di cerchio per valutare tempo impiegato e quantità di riso utilizzata, ma il mandala li ha rapiti, non si riusciva a fermarli, da un quarto è diventato mezzo, poi tre quarti ed era un piacere vederli concentrati, sereni ed entusiasti; tutto ha seguito l’armonia del cosmo.

Sebbene si dica che l’arte è il luogo dell’assoluta libertà, il complicato gioco di simmetrie concentriche ha richiesto molto metodo. Che tecniche sono state utilizzate?

L’arte può essere assoluta libertà, ma alcuni pittori parlano di rigore creativo. Ciò che a noi sembra messo sulla tela casualmente, spesso è frutto di una elaborazione creativa studiata a tavolino.

Il rosone della facciata della basilica di Sant’Andrea utilizza precisi disegni geometrici frutto della numerologia cristiana (12 petali, gli apostoli), ma questa geometria la vediamo soprattutto in natura in tanti fiori (gigli ecc).

Gli allievi di terza, per riprodurre il rosone sul proprio foglio da disegno, hanno usato strumenti appropriati e sono stati molto precisi, al millimetro, altrimenti le intersezioni non coincidevano. Alcuni ragazzi, visto l’errore, hanno volutamente rifatto il disegno e questo è segno di consapevolezza e maturità.

C’è un commento, un’idea o un atteggiamento da parte di un suo alunno che l’ha colpita più di altri?

In classe è stato illustrato il significato di mandala in sanscrito: globo, cerchio, universo. Ho spiegato agli alunni che istintivamente, ognuno di noi, molto spesso disegna “mandala”. Quando siamo al telefono o rilassati disegniamo cerchiolini, spirali o fiorellini inscritti in una circonferenza… Questo li ha molto incuriositi e si sono subito sentiti partecipi.

Sono rimasta sorprendentemente colpita dall’alunna Junli per la sua estrema precisione nel posare la rottura di riso, allineare il perimetro dei vari risi e nel “dissolvere” (disfare) il mandala con rispetto devozionale.

Tra i commenti degli alunni: “Fuori è magnifico, sì ma il mandala di più” [che riprende alcune parole della canzone “Magnifico”, cantata da Fedez con Francesca Michielin, musicisti noti tra i più giovani nd.r.]. Altro commento: “Guardando per la prima volta il mandala è scattato in me un lampo di immaginazione e meraviglia: per me il mandala rappresenta la vita”.

Al termine del lavoro il Mandala è stato distrutto dai ragazzi. Nella cultura indo-buddista la sua demolizione simboleggia la caducità della vita e la rinascita. E’ un’astrazione che i suoi allievi hanno assimilato?

All’inizio i ragazzi erano un po’ dispiaciuti all’idea di smontare il mandala, poi hanno capito che la filosofia del mandala parla della caducità della vita (come le foglie degli alberi) e della rinascita, infatti rifare il mandala in Fiera in Campo per gli allievi era già una rinascita del mandala stesso.