Il sottosuolo del territorio di Roasio, che alterna strati di argilla, caolino e pietra da calce, ha caratterizzato l’occupazione della popolazione che si è impiegata sempre soprattutto nell’attività estrattiva, sia di cava che di fornaci. Nel settore edile, questa specializzazione è stata esportata con successo soprattutto all’estero, con un interessante storia narrata proprio nel Museo dell’Emigrante a Roasio.

Si tratta di un comune “diffuso”: alle cinque frazioni, divise in cantoni e località, corrispondono altrettanti parrocchie e relative chiese: San Maurizio (il capoluogo), Santa Maria, Sant’Eusebio, San Giorgio e Castelletto Villa (un tempo Comune a sé poi unificato a Roasio).

Di queste la più antica risulta essere la chiesa di Santa Maria (datata al 1054). Da ricordare sono inoltre i resti della torre a pianta quadrata, databile al XII-XIII secolo, che si ergeva sulla collina sovrastante la frazione di San Maurizio: in gran parte fu distrutta dagli Spagnoli insieme al forte, raso al suolo il 7 febbraio 1558 in seguito alla guerra tra l’Imperatore Carlo V e il re di Francia Francesco I.

Nei pressi della frazione Castelletto Villa si trova il Lago Ravasanella, che sbarra alcuni rami sorgentizi del Torrente Rovasenda. La conformazione e la composizione del terreno favoriscono una agricoltura di qualità, incentrata sulla coltivazione di frutteti e vigneti in collina (vino D.O.C. Bramaterra) e su quella del riso in pianura.

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