Un particolare del portale della chiesa di San Pietro a Gattinara (foto di Giovanni Dall'Orto)

Un particolare del portale della chiesa di San Pietro a Gattinara (foto di Giovanni Dall’Orto)

La chiesa parrocchiale di San Pietro sorse in epoca altomedievale in un luogo strategico tra gli assi viari del Piemonte Orientale: ci troviamo infatti nel punto d’incrocio tra le vie biellesi per il Novarese e quella vercellese per le valli del Sesia e dell’Ossola. Anche l’archeologia testimonia come questo punto fosse fondamentale: il rinvenimento di sepolture di epoca romana, durante la demolizione nell’Ottocento della parrocchiale quattrocentesca, testimonia una già antica occupazione del sito. Nel 1147 è poi citata come pieve alla quale fanno capo tutti gli insediamenti intorno, come il villaggio di “Gatinaria”, e nel 1298 anche Lozzolo e le parrocchie di Santa Maria, San Maurizio e Sant’Eusebio a Roasio.

Della chiesa quattrocentesca, rimane solo la facciata, che ricalca i modelli gotico-lombardi tipici dell’area vercellese, novarese e lomellina, trovando confronti dello stesso periodo nell’abbazia di San Nazzaro Sesia e in San Michele a Robbio. Da notare sono le formelle con i santi titolari degli oratori presenti nei villaggi, dalla cui fusione ebbe origine il borgo di Gattinara. Il tema principale della decorazione in cotto è, come sempre, la raffigurazione di un putto accanto a un tralcio carico d’uva, che si snoda di mattonella in mattonella, tra cornici a spirale e archetti polilobati di gusto gotico. Qualcosa di medievale rimane anche nella struttura del campanile, che però è neoclassico (rifacimento del 1820).

All’interno, da non perdere la lapide sepolcrale del cardinale Mercurino Arborio da Gattinara, incassata nel pavimento e recentemente restaurata, e lo scurolo di San Benedetto, che ospita le spoglie del celebre santo provenienti dalla catacomba romana di San Callisto. Le spoglie fino all’inizio del XIX secolo erano conservate nella vicina cappella della Confraternita del Santissimo Sacramento, che aveva il compito di custodirle un un’urna lignea datata 1699. Oggi lo scurolo, su due livelli, progettato (come l’interno della chiesa) da Pietro Delmastro, presenta i classici elementi dello stile neoclassico di questo territorio. L’Oratorio della Confraternita, a cui si accede dall’attuale altare del Santissimo, presenta gli stucchi tipici del barocco e gli scranni lignei utilizzati dalla confraternita per le sue attività. Accanto all’altare vi si può ammirare la statua lignea quattrocentesca originale della Vergine di Rado: oggi nell’omonimo santuario si vede una copia.

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