La facciata dell'abbazia di San Nazzaro Sesia.

La facciata dell’abbazia di San Nazzaro Sesia.

Fondata tra il 1040 e il 1053, anno della morte del vescovo Riprando, l’abbazia benedettina dei Santi Nazario e Celso di San Nazzaro Sesia è uno dei gioielli del Piemonte. Proprio il vescovo Riprando ne fu il fondatore, insieme ai fratelli Adalberto e Guido, conti di Biandrate, al nipote conte Ottone e alle rispettive mogli. Ci si deve immaginare una sorta di castello, su cui sorse il monastero e dove probabilmente già esisteva una chiesa dedicata ai santi (culto diffuso dopo che Sant’Ambrogio di Milano ne ritrovò i corpi alla fine del IV secolo d.C.).  Nell’XI secolo la realizzazione dell’abbazia si inquadra nel programma delle fondazioni private di monasteri da parte degli esponenti della nobiltà laica, monasteri che diventavano strumento religioso ma anche politico. L’abbazia era dotata di un “ospedale” per viandanti e pellegrini.

La chiesa è stata costruita sulle fondamenta della distrutta chiesa romanica e si presenta oggi completamente in cotto. Le navate, divise da slanciati pilastri polistili, sono illuminate (la centrale soprattutto) direttamente dal rosone di facciata e indirettamente dalle finestre laterali. Della decorazione interna rimangono due affreschi: sul fondo della navata destra una Madonna in trono con il Bambino e ai lati San Sebastiano e Sant’Agata (in alto compaiono mani, piedi, teste e angeli con strumenti musicali), mentre sulla parete laterale della navata destra un trittico rinascimentale con al centro un cavaliere (forse San Nazario, su uno sfondo di schegge rocciose e pianura lacustre), a destra Santa Caterina e San Rocco, a sinistra San Celso e un’altra martire. Se San Sebastiano del primo affresco segue la moda sforzesca, i santi del secondo poggiano su un pavimento a cerchietti tipico della pittura novarese.

La facciata a capanna, con ricchissime decorazioni in cotto, è chiusa dalle due ali laterali dell’atrio romanico. Un fregio in cotto di archetti pensili gira poi attorno a tutta la chiesa. Un secondo portale in cotto, più semplice del principale, mette in comunicazione la chiesa con il chiostro quattrocentesco, che ha forma quadrangolare con pilastri che sostengono archi ogivali con sopra un ampio loggiato. Il chiostro doveva presentare un ciclo vastissimo di affreschi con circa un centinaio di episodi della vita di san Benedetto: gran parte di essi è scomparsa, ma si sono conservate alcune scene sulla parete addossata alla chiesa e frammenti sulla parete meridionale. Non è ancora stato identificato l’autore di questi affreschi, senz’altro di influsso lombardo con un linguaggio tardo-gotico, inquadrabile alla fine del XV secolo.

Il campanile è l’elemento che più rappresenta la duplice funzione di questo complesso: quella religiosa e quella di difesa “militare” (si notino nelle mura perimetrali le merlature a coda di rondine).