La basilica di San Gaudenzio e la cupola antonelliana

La basilica di San Gaudenzio e la cupola antonelliana

Un primo tempio dedicato a San Gaudenzio esisteva sicuramente, in una posizione diversa dall’attuale, già dall’841, poi ricostruito e nuovamente consacrato nel 1298. Tra il 1552 ed il 1554 gli spagnoli di Carlo V decisero la trasformazione della città in una piazzaforte militare, furono quindi distrutte tutte le costruzioni esistenti al di fuori della cinta muraria, compresa la basilica antica. Negli stessi anni, al fine di sovraintendere alla riedificazione della chiesa, fu istituita la Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio. A seguito alla peste del 1576, alla quale Novara fu immune, si decise la ricostruzione della basilica là dove dal 1019 esisteva una chiesa intitolata a san Vincenzo Martire (che fu demolita, salvando solo l’attualmente ammirabile cappella dedicata a San Giorgio). La progettazione della nuova basilica di San Gaudenzio fu affidata a Pellegrino Tibaldi, cui sono da ricondurre l’accentuato verticalismo e l’aspetto della facciata e dai fianchi, mossi entrambi da nicchie, finestroni e colonne. La prima pietra fu posata nel maggio 1577, la consacrazione avvenne nel 1590 a cantiere non ancora concluso. I lavori ripresero solo nel 1626 e proseguirono a rilento per concludersi nel 1656. Nel 1711 la chiesa venne ultimata con la solenne deposizione, nello scurolo, delle reliquie di san Gaudenzio, fino ad allora conservate nella cappella di San Giorgio. La chiesa è a croce latina a navata unica, affiancata da sei cappelle laterali, con ampio transetto e profondo presbiterio.

L’ingresso della basilica è caratterizzato da un portone in noce, opera di Alessandro Antonelli. Sospeso al centro della navata si trova un enorme lampadario con fiori in ferro battuto a ricordo del cosiddetto “miracolo del fiore“, memoria dell’incontro tra Gaudenzio, vescovo di Novara e Ambrogio, vescovo di Milano, e della secolare offerta di cera da parte di 59 comuni del circondario e di 12 case patrizie della Basilica Civica. Il 22 gennaio di ogni anno, in occasione della festa patronale dedicata al santo, ha luogo la “cerimonia del fiore” durante la quale il lampadario viene calato e avviene la sostituzione dei fiori in ferro con altri portati in processione dal corteo.

La prima cappella a destra è detta “cappella della Buona Morte” e presenta preziose opere del Moncalvo e del Morazzone. Segue la “cappella della Circoncisione”, dove il maestro all’opera è Giovan Battista Della Rovere, detto il Fiammenghino. Sul lato sinistro, la prima cappella detta “dell’Angelo Custode” ha capolavori di Tanzio da Varallo, tra cui la spettacolare battaglia di Sennacherib. Grande capolavoro in basilica è poi, nella “cappella della Natività”, il grande polittico di Gaudenzio Ferrari (1516), che rappresenta Annunciazione e Natività nel piano superiore e una teoria di santi e vescovi locali, in sacra conversazione con la Vergine. Notevole, in questo polittico, la predella con dieci piccoli riquadri monocromi racconta episodi della vita di San Gaudenzio.

In basilica, sono da ammirare sicuramente la statua originale che era collocata sulla sommità della cupola, il ciclo dei teleri con la vita di San Gaudenzio nella cappella del Santissimo, la cupola antonelliana vista dall’interno e lo scurolo che conserva le reliquie di San Gaudenzio, primo vescovo novarese.