All’ingresso di Mollia troviamo oggi una bellissima pësta, collocata sotto una copertura di muratura e beole e rimessa in funzione da Silvano Demarchi.
“Pësta” è il nome con cui si indica il frantoio (o macina) nell’area dell’alta Valgrande valsesiana. Sappiamo che tutti i paesi ne erano dotati, unitamente a forni ed eventuali mulini, specialmente a partire dal ‘600. E di solito tutte queste macchine erano sistemate vicine per poter sfruttare la forza idraulica del fiume o di un torrente, incanalando le acque nelle rogge e regolando l’intensità di scorrimento con le paratie mobili.
La nostra pësta è composta da due massi in pietra e da un perno centrale di legno; sotto questa struttura sta la ruota motrice, anch’essa unita al perno di legno e mossa dall’acqua. Le produzioni che sfruttavano questo macchinario erano diverse ma riguardavano soprattutto cibo e tessuti. Per quel che riguarda gli alimenti, venivano lavorate le granaglie per ottenere farine per il pane e la polenta (segale, granoturco) oppure olio di noci usato come alimento, insieme a quello ottenuto dai semi di canapa, utili anche per l’olio da illuminazione. La canapa, dalla quale si ottenevano cordami e tessuti, poteva essere lavorata dopo un lungo trattamento che prevedeva il passaggio delle fibre sotto il frantoio.