La struttura, in pietra e legno, risale al ‘600. Alcuni disegni sistemati all’esterno lo mostrano in sezione per farne comprendere la composizione e la meccanica: si tratta di una vera e propria “fabbrica” d’epoca.
L’energia necessaria al suo funzionamento deriva da una grande ruota idraulica laterale (2 m di diametro), in legno, azionata dall’acqua proveniente dal rio adiacente ed incanalata in una vecchia rùggia (roggia) in pietra.

L’opificio si struttura su quattro livelli, ognuno dei quali ospita al suo interno diversi ambienti e attività produttive.
Al piano terra si trovano gli ingranaggi con le grandi ruote dentate che azionano i diversi macchinari del Mulino. Proprio la grande ruota idraulica esterna e le ruote dentate interne sono, di solito, oggetto di grande ammirazione e curiosità: strutture possenti, perfette, entrambe realizzate in legno di rovere, che riportano alla mente il sapiente utilizzo del legno – e di ogni tipo di legno per un uso specifico – che gli avi possedevano e impiegavano con una lungimiranza straordinaria.
Appena accanto alle ruote dentate si trova il maglio della fucina: qui il fabbro produceva vari utensili in ferro come, ad esempio, chiodi, serrature, tagliole, i lum (lucerne ad olio) o le famose “ribebbe” valsesiane (una sorta di scacciapensieri) conosciute e commerciate in gran quantità anche all’estero. Un’incudine e uno dei bracci azionati direttamente dalle ruote dentate ricordano la lunga e perigliosa lavorazione del ferro cui queste genti erano abituate.
Al piano superiore sono posizionate le grosse macine in pietra. Pesano circa 150 Kg l’una e venivano utilizzate per la molitura dei cereali, producendo farine di varia consistenza a seconda della regolazione dell’inclinazione che gli si faceva assumere. Nel vano adiacente sta il forno del pane: in pietra, di forma rotonda e ribassata, perfetta per la cottura uniforme degli impasti. I ripiani in legno appesi alle pareti e le lunghe pale per estrarre i cibi, unitamente alla rastrelliera verticale (rastéll dal paň) che si conserva nell’ambiente soprastante, ricordano il rito comunitario della preparazione e della cottura del pane (soprattutto di segale): un cibo preparato quasi esclusivamente per l’uso familiare e a lunga conservazione, tanto che una volta indurito era necessario affettarlo con un tagliere a cerniera apposito (tajëtt dal paň).
Nell’ambiente delle macine si trova anche il banco del falegname, utilizzato per la produzione di utensili in legno durante i tempi d’attesa della macinatura. E’ a questo punto che diventa facile notare una grande apertura nel pavimento, resa sicura da una griglia. Sporgendosi, si nota che vi è la stessa apertura in tutti i piani del Mulino. Proprio al piano delle macine è stata risistemata una scala a pioli in legno che svela come tutti gli ambienti della struttura siano collegati internamente.

Al secondo piano c’è il granaio, un ambiente aperto e arieggiato utilizzato come essiccatoio dei cerali. Accanto, in un piccolo vano, sta una camera di riposo per il fabbro-mugnaio; è posta proprio sopra il forno del pane per sfruttarne il calore. Nel vano d’ingresso, invece, l’allestimento mostra alcuni attrezzi necessari alla lavorazione della fibra di canapa. Grande risorsa economica per molti secoli, la canapa era coltivata in tutta la Valsesia e vi si ricavavano principalmente olio, cordame – usato anche per l’incordatura della suola degli scapìn (le tradizionali calzature locali), tessuti. Ma la sua produzione richiedeva un tempo e un applicazione molto lunghe, cosa che ne ha determinato il progressivo abbandono.
La struttura si completa con il piano del vecchio fienile, nel quale oggi trova posto un’aula riservata alle attività didattiche.

L’area in cui si trova è in forte pendenza, per cui si è potuto utilizzare agevolmente il corso dei torrenti per produrre l’energia necessaria ad azionare ingranaggi o soffioni. E in realtà nell’area bassa della frazione gli opifici azionati con la forza idraulica erano almeno tre, quindi si trattava di un’area che potremmo definire “industriale”. Ecco perché dal 2004 il Mulino fa parte a pieno titolo del circuito dell’Ecomuseo della Valsesia, a sua volta ideato per conservare e valorizzare luoghi e peculiarità storiche, culturali ed artistiche del territorio.