Domodossola è un’affascinante cittadina incuneata tra le valli e offre un’occasione di visita culturale interessante: è il centro principale della Val d’Ossola e si trova nella piana del fiume Toce, alla confluenza di Val Bognanco, Val Divedro, Valle Antigorio-Formazza, Valle Isorno e Val Vigezzo.

Per una visita nel centro storico, si può partire dal Palazzo di Città, costruito nel 1847 su disegno dell’architetto Leoni di Torino. Nel 1944 diventa sede del Governo della Repubblica partigiana dell’Ossola: nel cortile interno una lapide ricorda il conferimento della medaglia d’oro al valor militare all’intera Valle, mentre vi è utilizzata ancora oggi la Sala Storica della Resistenza. Il cuore della città è però la Piazza Mercato con i suoi portici quattrocenteschi e le sue case padronali a balconate e loggette del XV e XVI secolo: da notare i capitelli, gli archi romanici e gotici e gli stemmi delle casate ossolane. L’origine ufficiale del mercato in questa piazza sembra risalire al 19 dicembre 917 con Berengario I, ma è certo che già i Leponzi ne organizzavano uno. Dalla piazza del Mercato parte la vecchia via Briona, sovrastata dalla torre trecentesca del palazzo vescovile: era la via d’accesso per i principali passi transalpini, ma anche la strada dei mercanti, dove transitava anche la diligenza svizzera del Sempione (a Domodossola c’è anche un museo che racconta la storia della costruzione del Traforo del Sempione!).

L’edilizia civile è davvero notevole. Palazzo Silva, dimora gentilizia del casato dei Silva, è un “monumento nazionale” che porta le tracce della dimora trecentesca rivoluzionata nel 1519 dal condottiero Paolo della Silva, nobile al servizio di Francesco I di Francia.  È ora sede del Museo di Palazzo Silva, con opere scultoree lignee, stemmi in marmo, reperti etruschi e romani, incisioni, frammenti di mummie egiziane, quadri dal Cinquecento al Settecento, costumi ossolani e armature. Palazzo San Francesco, invece, è una costruzione sorta sui muri perimetrali di una chiesa due-trecentesca, acquistata nel 1884 dalla Fondazione Galletti, che vi ha raccolto le proprie collezioni, tra cui quella di pittori vigezzini (è il Museo di Palazzo San Francesco). Tra i quartieri più antichi del borgo è La Motta, così chiamata per i depositi di detriti delle inondazioni del torrente Bogna, caratterizzata dalle abitazioni con balconate in larice di influenza walser e da Piazza Fontana, con al centro la fontana ottagonale e un piccolo obelisco. Palazzo Mellerio infine deve il suo nome al conte Giacomo Mellerio, Gran Cancelliere del Regno Lombardo Veneto. Nel 1837 il conte cede il palazzo e la direzione del ginnasio all’abate Antonio Rosmini, che lo trasforma in convitto. Sulla facciata si trovano ancora il medaglione del Mellerio e un bassorilievo di Rosmini.

Anche gli edifici religiosi sono di grande rilievo: la Collegiata Santi Gervasio e Protasio, per esempio, costruita tra il 1792 e il 1797 sotto la direzione dell’Architetto Matteo Zucchi su una precedente di XV secolo, è monumento nazionale. Per mancanza di fondi, è rimasta senza facciata fino al 1954 e durante i lavori è stato scoperto un portale romanico proveniente dalla prima collegiata. Una pala d’altare di valore, attribuita ad Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo, raffigura San Carlo che comunica gli appestati è situato nella cappella di San Carlo. La Madonna della Neve risale al XVII secolo e presenta diversi affreschi, tra cui nell’atrio quello di Carlo Mellerio del 1674, dedicato proprio al miracolo della nevicata estiva sul colle Esquilino di Roma. La chiesa dei S.S. Quirico e Giulitta, invece, è datata al X-XI secolo, è ritenuta la chiesa piu’ antica dell’Ossola: bellissimi e numerosi sono gli affreschi nell’abside, risalenti ai secoli VII e XIV; si trova all’inizio della strada che conduce al Sacro Monte Calvario, ai piedi del colle Mattarella. Il Sacro Monte, inserito insieme agli altri dell’arco alpino di Piemonte e Lombardia nel Patrimonio dell’Umanità Unesco, racconta con pitture e sculture nelle varie cappelle, la storia della passione di Cristo.

Di grande curiosità è infine la Stazione Internazionale, realizzata su progetto dell’architetto Luigi Boffi quando Domodossola entra in collegamento ferroviario con Novara nel 1888: un maggior ampliamento avviene nel 1906, con l’apertura del traforo del Sempione.