Un bell’esempio settecentesco di sinagoga di ghetto piemontese è costituito dalla sinagoga di Biella. In realtà la comunità ebraica biellese, residente al Piazzo, era già presente nel XVI secolo, ma come in tutto il Piemonte il ghetto nacque nel 1723. Ancora oggi, dopo i restauri del 2009, il grande edificio angolare che ospitata la piccola sinagoga settecentesca, con i suoi arredi originali, è aperto al pubblico per eventi legati alla cultura ebraica.

Come per tutte le sinagoghe “di ghetto”, l’esterno è decisamente spoglio e non tradisce la presenza del luogo di culto: si accede infatti da un piccolo androne dove una stretta rampa di scale in pietra porta a un atrio e quindi alla stanza rettangonale del tempio con volta a botte e finestre arcuate. Il prezioso aron settecentesco, in legno scolpito e dipinto di verde e oro, è collocato in un’edicola con colonne e un timpano con la riproduzione delle Tavole della Legge. La sala conserva l’impianto tipico delle sinagoghe precedenti all’emancipazione, con il leggio al centro, due file di banchi e un piccolo matroneo chiuso da grate di legno.

Dopo l’emancipazione del 1848 la comunità ebraica di Biella ha la sua maggiore espansione: le aziende degli ebrei Vitali e Morelli diedero un importante contributo alla sviluppo industriale della città. L’uso nel cimitero ebraico a Biella, in via dei Tigli, con la fotografia del defunto secondo una consuetudine estranea alla legge ebraica, testimonia la grande integrazione della comunità ebraica a Biella.

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