Per Riserva Naturale Speciale della Bessa, dal 1985 si intendono 7.5 km quadrati nel Biellese dove si può trovare una vera antica miniera d’oro a cielo aperto. L’area della miniera, archeologicamente datata tra il II e il I secolo a.C. (ma con tracce di frequentazioni precedenti, con massi erratici e incisioni rupestri a coppelle databili tra il V e il IV secolo a.C.), è composta da due terrazze fluvioglaciali ricoperte rispettivamente da cumuli di ciottoli e da sabbie e ghiaie, residui del lavaggio per l’estrazione del metallo. Mentre in origine l’area doveva essere abitata e utilizzata, nei suoi giacimenti di circa 12 km quadrati, dalla popolazione celtica dei Salassi, tra il 143 e il 140 a.C. la miniera passò ai Romani di Appio Claudio (come scrive Strabone) e vide fino a 5000 uomini impiegati nell’estrazione dell’oro. Un utilizzo rapido, se si pensa che alla fine del I secolo a.C. le miniere erano già state abbandonate, probabilmente perchè esaurite. Oggi la Bessa è considerata la più importante miniera d’oro di Età Romana Repubblicana.

La sede del Parco si trova nel comune di Cerrione, ma dai diversi punti visita si snodano cinque itinerari ben segnalati: il primo parte dal comune di Mongrando e percorre l’area dove il torrente Viona ha originato il giacimento aurifero per arrivare al punto panoramico del Truch Briengo nell’area archeologica di un antico castelliere; dalla frazione Vermogno del comune di Zubiena partono invece un itinerario sulle incisioni rupestri tra i ciottoli delle aurifodinae romane e due percorsi attraversi villaggi abbandonati di età romana; nel comune di Cerrione, infine, si sviluppa l’itinerario storico, con estesi cumuli di ciottoli (coltivazione del giacimento aurifero in età romana) dove nel 1997 fu trovata l’unica stele del Biellese.