I 150 anni del Canale Cavour, festeggiati nell’anno 2016, sono l’occasione per conoscere da vicino un’impresa di portata strutturale per il Piemonte Orientale e la Lomellina (che si trova in Lombardia, al confine con le province di Vercelli e Novara). Qui si produce la maggior parte del riso italiano, coltura che necessita di un apporto preciso di acqua per ricoprire le risaie. Il Canale Cavour è cogestito dai consorzi Ovest Sesia ed Est Sesia e fa parte di una complessa rete irrigua della quale essi garantiscono il corretto funzionamento.

Il sistema del Canale Cavour, che con la sua cogestione interessa più province, ha precorso i tempi rappresentando un esempio di collaborazione costruttiva tra soggetti appartenenti a territori differenti, tema oggi di grande attualità visto il progredire di accorpamenti e fusioni, secondo diversi assi e forme, tra entità istituzionali e non, nell’area del Piemonte Orientale.

Ottavio Mezza, Presidente di Ovest Sesia, ci parla del Canale Cavour

Con Ottavio Mezza, presidente di Ovest Sesia, scopriamo quanto siano di attualità quest’opera e i temi ad essa correlati: il rispetto della natura, grazie ad un parsimonioso sfruttamento della risorsa idrica per l’irrigazione, ma anche la produzione di energia elettrica senza inquinamento. E scopriamo come la storia che si intreccia attorno ai canali e ai consorzi irrigui, che sono composti da soggetti privati, abbia anche dimostrato la bontà di una strategia imprenditoriale aperta a nuove visioni, con positive ricadute sui risultati economici, sull’occupazione, sulla qualità del lavoro per il personale impiegato e in generale un beneficio non solo per le aziende agricole, ma anche per la collettività.

Quanto sono importanti le province di Vercelli, Novara e Pavia per la produzione del riso?

In Italia si producono circa 16 milioni di quintali di riso ogni anno, diciamo che in questo territorio se ne produce il 90%.

In che percentuale la superficie da irrigare beneficia del Canale Cavour?

Prima della costruzione del Canale Cavour, l’Ovest Sesia derivava 88 metri cubi al secondo. Adesso ne deriva 94. Quindi per il Vercellese il Canale Cavour ha solo potenziato una rete già esistente. Questo canale è più che altro al servizio dell’altra parte, quella dell’Est Sesia, nelle province di Novara e Pavia. Il consorzio Est Sesia, infatti, irriga anche tutta la Lomellina, che è in Lombardia.

A monte c’è la Roggia Marchionale di Gattinara, che esisteva già prima del Naviglio d’Ivrea. Quindi stiamo parlando del ‘200. C’erano delle grandi proprietà fondiarie che si scavavano il proprio canale. A Selve c’è la presa di Montonero, che era proprietà dell’Ospedale Mauriziano, alla Fontana della Caccia, scavata dai gestori di Montonero, situata circa 7 Km a monte per recuperare le acque. Serve ad irrigare 1000 giornate, questa fontana. Voglio dire che c’era un sistema di irrigazione già esistente, nella Bassa come nelle aree a Nord del Canale Cavour.

È chiaro che la scelta di Cavour di realizzare il canale più a monte, più a Nord rispetto al progetto iniziale, diede la possibilità di irrigare un territorio più ampio. C’è questa diceria secondo cui, altrimenti, avrebbe tagliato in due le sue proprietà, ma spostandolo più a Nord si è effettivamente potuto irrigare un’area più vasta. Quanto detto ci rende un’idea delle metrature.

È mai stato calcolato o stimato il “volume d’affari” realizzato grazie al Canale Cavour?

Del Canale Cavour beneficia, diciamo, il 70% – 80% dei numeri della risicoltura italiana. Quindi se la produzione italiana sono circa 16 milioni di quintali, bisognerebbe calcolarne circa l’80% e moltiplicarlo per 30 Euro. Questo è un dato che può avere un senso, come ordine di grandezza generale.

Come viene irrigata la parte a Nord del Canale Cavour?

Lì ci sono rogge e situazioni irrigue diverse. Il grande obiettivo dell’Ing. Monti, che ha gestito l’Ovest Sesia negli anni del dopoguerra, è sempre stato quello di riuscire a portare acqua all’area di Baraggia. All’epoca, Monti era direttore generale dell’Ovest Sesia e presidente del consorzio della Baraggia. Quest’ultimo aveva sede in un ufficio al primo piano dell’Ovest Sesia, il che spiega quanta collaborazione ci fosse, e l’Ovest Sesia ha sempre lavorato per dare acqua a quell’area, conoscendone le difficoltà.

La scelta di Monti era stata quella di raddoppiare il Naviglio di Ivrea. La scelta dei successori è stata quella di potenziare le dighe per l’accumulo di acqua. Queste erano le due possibilità per portare le acque lì. A Nord del Canale è chiaro che ci sono delle aree svantaggiate dove a volte nel mese di Luglio si usano delle soluzioni di emergenza.

Ovest Sesia produce anche energia elettrica. Come si è sviluppata questa attività?

Essendo il nostro un consorzio di pianura, sul nostro territorio abbiamo pochi dislivelli e pochi salti d’acqua. In realtà, si può fare la produzione idroelettrica se c’è almeno una di queste condizioni: o si dispone di un grosso salto e poca acqua, o di un piccolo salto ma con quantità grandi di acqua. Noi siamo nella seconda situazione. Questa volontà era già sentita ai primi del ‘900. Abbiamo trovato delle carte per la realizzazione sul Naviglio di Ivrea di quattro centrali idroelettriche, datate proprio 1900. La volontà era quella di dare forza motrice alla nascente industria di Vercelli. Io ho rappresentato in certe situazioni politiche il momento innovativo di questa offerta e siamo ancora in tempo per fare questa produzione, partendo da un progetto del ‘900.

Comunque: avevamo una serie di centrali idroelettriche del 1928-29. Scaduto il periodo in cui erano state date in concessione ad altri soggetti, è stata fatta la scelta, quando mi sono insediato, di riprenderci le centrali e diventare imprenditori direttamente. Una scelta forse un pochino azzardata, perché un consorzio dovrebbe tendenzialmente accontentarsi dei ritorni economici della concessione e affidare ai concessionari lo sviluppo idroelettrico, come fa l’Est Sesia.

Noi avevamo un momento di crisi a seguito di gravi problemi sorti con il Consorzio Baraggia e un eccesso di personale. Quindi si è scelto di diventare imprenditori, sviluppare internamente delle professionalità, far crescere delle persone che erano nel nostro organico e gestire direttamente delle centrali. E ci siamo presi l’onere di farle rendere più di quanto potesse rendere la concessione. Questo è stato un importante salto, un cambiamento di impostazione, di mentalità, e sono contento che sia avvenuto durante il mio mandato.

Ottavio Mezza, quando ha iniziato il suo mandato?

Sono presidente di Ovest Sesia dal Natale del 2005. Eravamo alla fine di un periodo di commissariamento e ci trovavamo con enormi problemi di bilancio. Con i nostri 170 dipendenti, un numero notevole per Vercelli, eravamo dopo l’ASL uno dei primi datori di lavoro della città. Non avendo la volontà di lasciare a casa nessuno, né di fare pesanti piani di ristrutturazione e cose di questo genere, abbiamo cercato di meglio impiegarli. E il settore idroelettrico ha contribuito alla soluzione.

Ci spieghi meglio i passaggi avvenuti col Consorzio Baraggia.

C’è stata la fusione tra Ovest Sesia e Consorzio Baraggia il 31 Dicembre del 2001. Il 4 di Gennaio successivo c’era già la richiesta di rinunciare alla fusione, da parte del Consorzio Baraggia. È stato un periodo molto difficile. Io l’ho vissuto da semplice presidente di un distretto e ci sono state una serie di situazioni che hanno penalizzato molto l’Ovest Sesia. Abbiamo così passato un periodo di commissariamento e ne siamo usciti con le ossa rotte, ma dovevamo ripartire. Devo dire che in quel contesto, parliamo del 2005, sia il consiglio di amministrazione, sia il consiglio dei delegati mi hanno dato abbastanza mano libera. Io mi sono preso un anno per conoscere bene il consorzio e poi ho fatto delle scelte. Siamo stati anche fortunati, perché tutto è andato bene. Di conseguenza abbiamo potenziato la nostra produzione idroelettrica, che era molto bassa, ristrutturando le centrali, facendole funzionare. Abbiamo contratto un mutuo da 3,6 milioni di Euro per valorizzare queste nostre potenzialità idroelettriche. Quest’anno abbiamo prodotto 21 milioni di Kw/h, che è un dato importante e aiuta a tenere in piedi il bilancio di Ovest Sesia, inoltre ne beneficia tutto il nostro territorio.

In più, la nostra scelta di non metterci in mano a un concessionario ci permette di privilegiare sempre le volontà del consorzio e degli agricoltori rispetto alle necessità di un concessionario. Banalmente, se serve l’acqua per irrigare i campi, noi possiamo darla agli agricoltori e non dobbiamo necessariamente garantirla al concessionario delle centrali. E aggiungiamo che molti nostri dipendenti, da semplici navilanti e gestori di barraggi, sono diventati gestori di centrali.

Avevamo anche fatto la scelta imprenditoriale delle centrali a biomasse, mettendo insieme degli agricoltori e costruendo la prima centrale a biomasse del territorio. La prima approvata è stata la nostra, in accordo con un’altra società, sempre col fine di sfruttare tutte le potenzialità che ci dava il territorio, in un momento in cui i nostri bilanci erano fortemente negativi. Quando c’è stata la possibilità di sfruttare le centrali idroelettriche siamo usciti da questa attività, visto che le centrali idroelettriche sono più coerenti con il nostro mandato istituzionale.

Insomma, la rete dei canali rispecchia anche una collaborazione tra gli associati, se vogliamo darle un altro livello di lettura…

Sì. E aggiungo che molti non hanno ben chiaro quale sia il nostro ruolo e fanno un po’ di confusione. Noi non siamo pagati perché vendiamo l’acqua. Noi siamo pagati perché la nostra distribuzione fa sì che questa rete capillare di acqua, in un contesto di presenza, assenza, difficoltà, riduzioni ecc., dia acqua a tutti, non solo a quelli vicini alle prese dei canali. Evitiamo che quelli più vicini abbiano il 100% di acqua e l’eventuale riduzione sia solo per quelli a valle. Noi siamo pagati per distribuire equamente l’acqua e mantenere efficiente questa rete fitta di canali. C’è stata un’evoluzione all’interno dei comprensori, perché questo territorio si è modificato negli anni in funzione del mondo del riso.

Si tratta quindi di una rete virtuosa?

Banalmente, le persone che vedono il riso dicono che questo tipo di coltivazione consuma dell’acqua. In realtà noi non abbiamo nessun sollevamento di acqua, quindi nessuna forza per alzarla, ma tutto avviene per caduta naturale. I territori a monte utilizzano le acque come irrigue e le scaricano. A valle si recuperano le stesse acque e alla fine abbiamo calcolato che usiamo due volte e mezza o anche più le medesime acque.

È un sistema virtuoso perché all’inizio del periodo di irrigazione delle risaie la falda si satura e quindi, successivamente, basta apportare quotidianamente solo quel minimo quantitativo di acqua necessario per il consumo. Consideriamo inoltre che prendiamo le acque dal Po e dalla Dora Baltea, esse fanno tutto il percorso nei canali ma poi ritornano di nuovo al Po.

Come vi garantite la disponibilità dell’acqua?

Annualmente noi ci fidiamo di cosa viene buttato dal buon Dio sulle montagne e non abbiamo dei bacini tali da consentirci di valutare in anticipo quanto sarà disponibile per l’irrigazione durante la stagione. Per esempio, a Valencia o a Siviglia si fa il conto di quanta acqua c’è all’interno degli invasi e in base a quello si definisce quanta risicoltura si potrà fare nell’anno. Noi lasciamo libero l’agricoltore di scegliere se mettere riso o se fare altre coltivazioni, visto che in 160 anni le nostre tre fonti irrigue principali, che sono le montagne dolci del Cuneese, le grandi montagne delle Alpi con la Dora Baltea e l’area del Lago Maggiore, che è anch’essa nella coutenza Canale Cavour, sono sempre state sufficienti. Con la costruzione del Canale Regina Elena nel 1950, più precisamente, anche il Lago Maggiore è entrato a far parte delle fonti di approvvigionamento per l’agricoltura. Ci sono così delle tipologie diverse di provenienza dell’acqua e non è mai successo che tutte e tre queste fonti irrigue ci lasciassero a secco. Anche se, incrociando le dita, queste cose bisogna dirle ad Agosto inoltrato…

I numeri di Ovest Sesia

Attività e servizi
  • Irrigazione, energie rinnovabili, difesa del suolo, protezione civile, tutela e valorizzazione del territorio e dell’ambiente, didattica
Dati territoriali
  • Comprensorio irrigato: 100.000 ettari
  • Sviluppo rete dei canali: 9.000 km
Centrali idroelettriche
  • In esercizio: 5
  • In costruzione: 2
Strutture operative
  • Personale tecnico e amministrativo: 47 unità
  • Addetti alla sorveglianza e regolazione degli impianti: 145 unità

Qual è la forma giuridica di Ovest Sesia?

È un consorzio privato. I consorziati sono i proprietari terrieri. Loro, o i loro eventuali affittuari, utilizzano le acque.

Il Canale Cavour è coutenza dei consorzi Ovest Sesia ed Est Sesia. Tecnicamente, come funziona la gestione?

La nascita della coutenza risale al 1978. Prima il Demanio gestiva il sistema del Canale Cavour e poi ha chiesto ai due principali utilizzatori di mettersi d’accordo e gestirlo direttamente. Riteneva inutile che Ovest Sesia ed Est Sesia facessero domanda tutti i giorni al Demanio per aprire o chiudere il flusso d’acqua a seconda delle necessità e così è nata la coutenza. È un consorzio gestito al 50% da Ovest Sesia, che è un po’ più piccolo ma è a monte, e al 50% dal Est Sesia che è più grande ma è a valle. La coutenza, in pratica, è un consorzio di consorzi.

Tutte le mattine si fa il riparto delle acque. Se la necessità complessive sono 200 metri cubi, 200 moduli, di questi 100 vanno a Novara e 100 a Vercelli. Se tutte le fonti di approvvigionamento danno quel numero va tutto bene. Nel momento in cui, ad esempio, alle prese del Naviglio di Ivrea e del Canale Cavour il totale fa solo 150, i 50 che mancano si prendono dal Lago Maggiore e quindi l’Ovest Sesia ne tiene di più per sé a monte, garantendo sempre il totale di 200, con 100 a testa. Questo, come esempio terra terra. Quando invece ci sono delle riduzioni, si fa la riduzione su tutte e due le aree, di un 10 o 20% a seconda delle disponibilità delle fonti.

Questa coutenza può essere considerata la prima collaborazione formalizzata tra soggetti delle due province, antesignana di aggregazioni e fusioni che stanno avvenendo oggi nel Piemonte Orientale?

Tornerei ancora più indietro, negli anni ’50, quando si è costruito il Regina Elena. È stato l’Ovest Sesia a chiederlo e ha rinunciato a dei finanziamenti perché lo si facesse, sebbene in territorio novarese. Perché dando più acqua a Novara in quel modo, ne sarebbe rimasta di più a monte, a Vercelli. Questo, sempre nell’ambito di una strategia comune dei territori. Oggi è difficile che, in presenza di un ipotetico finanziamento nazionale per il Piemonte Orientale, una delle province vi rinunci a favore di un’altra. Tra l’altro, la discesa del Regina Elena è notevole e quindi su quell’asta c’è un importante sfruttamento idroelettrico.

Canale Cavour - Dall'alto

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